Teroldego Rotaliano
Vitigno autoctono tra i più antichi e rappresentativi del Trentino, il Teroldego è coltivato da secoli esclusivamente nel Campo Rotaliano, area circoscritta a nord di Trento dove trova condizioni pedoclimatiche uniche per esprimere al meglio le proprie qualità. Il terreno è pianeggiante con le caratteristiche della collina, specie a Mezzolombardo, per i riporti ghiaiosi del torrente Noce e protetto a Nord da elevate pareti rocciose, ma aperto a levante e mezzogiorno così da renderne ideale la coltivazione della vite. Le sue origini sono documentate almeno dal XIV secolo e il nome, di etimologia non univoca, è talvolta ricondotto all’espressione “Tiroler Gold”, ovvero “oro del Tirolo”, a sottolinearne il valore. Di certo si sa che il primo ingresso del nome di questo vitigno nella letteratura risale al XVIII secolo nelle disquisizioni enoiche di Michelangelo Mariani, storiografo del Concilio di Trento. Cesare Battisti lo definì “vino principe del Trentino”, riconoscimento che ne evidenzia il ruolo centrale nella tradizione enologica locale. I suoi produttori si costituirono per primi, nel 1948, in un Consorzio per la Tutela del Teroldego Rotaliano e per primi, nel 1970, ottennero il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata.
Il grappolo è grande, allungato di forma piramidale e mediamente compatto. La buccia è pruinosa e coriacea, la polpa succosa. La foglia grande, trilobata con dentatura acuta, assume un’intensa colorazione autunnale rossa. La versatilità delle uve di questo vitigno ne consente diverse interpretazioni stilistiche: dalla vinificazione in rosato alla macerazione carbonica per la produzione di vini novelli, fragranti e fruttati, passando per versioni giovani e fresche fino a espressioni più mature e strutturate. Grazie all’impegno dei viticoltori e alla sua naturale vocazione, il Teroldego Rotaliano si distingue per personalità, equilibrio e capacità evolutiva, confermandosi uno dei grandi rossi della tradizione trentina.